
Ofioliti omanite

La superficie rocciosa è dominata da tonalità ocra-arancio, segnate da una fitta trama di vene chiare, prevalentemente quarzose, che attraversano la matrice più scura seguendo traiettorie irregolari e spezzate. Queste linee mineralizzate registrano antichi movimenti interni: fratture generate da forti stress tettonici, successivamente colmate da fluidi ricchi in silice. L’ossidazione dei minerali ferrosi, accentuata dall’esposizione all’aria e all’umidità marina, conferisce alla roccia una cromia calda e vibrante, come se il movimento fosse rimasto impresso nella materia. L’immagine restituisce la traccia visibile di un’energia passata, congelata nella pietra.
Zighy Bay si trova nella penisola di Musandam, nel nord dell’Oman, una regione chiave per lo studio delle ofioliti omanite. Qui affiorano porzioni di antica crosta oceanica e mantello superiore, spinte sopra la placca arabica durante la collisione con la placca euroasiatica, tra circa 90 e 70 milioni di anni fa. Questo raro processo di obduzione ha portato in superficie rocce normalmente sepolte a grandi profondità. Le strutture fratturate e le vene mineralizzate osservabili raccontano una storia di deformazione, scorrimento e ricristallizzazione: una dinamica profonda che ha lasciato nella roccia una traccia permanente del movimento della Terra.

ART°GALLERY